
Il telefono squillò dispettoso mentre si accingeva a cliccare l’apriporta e ad uscire sul pianerottolo per accendere la luce a releé delle scale. Nella cornetta la voce di sua sorella – Ha chiamato qui... ha chiesto di te... gli ho dato l’indirizzo... forse è in città? – con tono allegro e stupito.
Dopo tutto questo tempo? Quasi non ci credo... – i pensieri le si erano improvvisamente confusi dentro la testa.
Pochi attimi e se lo trovò davanti, in piedi sulla soglia. Qualche anno di più a quell’età li aveva visibilmente trasformati. Un po’ lieta, un po’ confusa ed imbarazzata Assuè accolse affettuosamente il giovane uomo. Parlarono a lungo e con il cuore, a tratti in inglese e poi in italiano, che lui aveva studiato.
Parlarono come se fossero passati pochi giorni dal loro ultimo incontro. Si riaccese la fiamma solo assopita e le parole sfuggirono mentre con forza si esprimevano di nuovo sentimenti e sensazioni mai disperse nell’oblio.
Nel pub rumoroso la luce era fioca quella sera. Avevano camminato tanto in cerca di un posto dove sedersi e parlare.
Era una serata decisiva ma evidentemente nessuno dei due aveva voglia di cominciare per primo.
Seduti di fronte, le birre che incoscienti spumeggiavano nei boccali, non riuscivano ad affrontare la realtà di quel momento. Erano ancora uniti i loro cuori ma le loro storie si stavano inevitabilmente allontanando di nuovo. Avevano cercato di forzare con l’immaginazione soluzioni che però continuavano a risultare inaccettabili. Nessuno dei due era disposto ad immolare il proprio futuro sull’altare di un amore tanto tenace quanto sconosciuto.
L’unica via per non offendersi, per non distruggere un ricordo, era il rispetto delle diverse scelte di vita. Parole dolorose uscirono dalle loro bocche quella sera di un maggio ancora distratto. Parole ragionevoli che dipingevano le loro aspirazioni ed i loro progetti li aiutarono a vivere con amore e con un pizzico di nostalgia quell’ultima notte.
Assué scrisse quel biglietto di auguri china sul cofano di una macchina al chiarore di un lampione in una serata invernale. Un Buon Natale spinto da un ricordo antico che viveva ancora fresco in lei.
Perché l’ho scritto? Ormai è finita – si ripeteva. Ma l’esigenza era più forte. Non era stato un addio sereno, Assué voleva un ricordo più dolce. Il giorno dopo, sola in casa, rispose ad uno squillo lungo e sconsolato del telefono intuendo immediatamente chi fosse ancor prima di alzare la cornetta.
Come stai? Ti ho pensato – Anche io – Credo che adesso potrei rivederti – Sì, si può fare, adesso sì... – Poche frasi emozionate e sinceramente amiche.
Questo è l’ultimo ricordo che Assuè conserva.
Accadde in Paradiso, forse era questo il titolo di un film che ad Assuè ricordava questa storia. Due anime innamorate che erano tornate sulla terra e inutilmente cercavano di incontrarsi di nuovo.
In questa vita le due anime non avevano potuto ritrovarsi.
Nella prossima, chissà...
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