A chiaro dispetto della primavera
volava una rondine in autunno
solitaria in cielo virava leggera
sfiorava la terra col suo petto bruno.
Nel cuore strigeva l’eterna boria
di chi crede di vivere una volta sola
sfidava le correnti per la gloria
di sconfiggere il tempo e la parola.
Nel suo fervore la morte era uno
dei soli rischi che valeva la pena
col cuore acceso toccar da vicino
per poi eroicamente uscire di scena.
Da quelli che vedendola sola
sempre di lei avevan dubitato
era scappata al tramonto viola
di un giorno che la vita le aveva segnato.
Dal mondo che con ferrea catena
di false emozioni il vento serrava
la rondine fuggiva e con lenta altalena
ignara la vita sua ce la riportava.
Cercando la luna a perdifiato
raggiunse il suo povero cuore in prigione
senz’aria ne’ forza a inverno inoltrato
piombò giù dal cielo con la comprensione.
C’era gelo e calore mentre cascava
tristezza e rancore del tempo perduto
ma coi suoi fantasmi si riconciliava
e ancora il suo tempo non era venuto.
Morì la superbia in quella confusione
morì solitudine e fame di gloria
rinacque una rondine con cuor di leone
rinacque leggera più umile e sobria.
Mormorò silenzi e un bagliore muto
dal buio la schiuse come da una cella
premiando il viaggio che aveva compiuto
verso il suo centro di luce sorella.
A chi porterai questa strana storia
forse dirà: non è poi così bella
ma non potrà più la sua memoria
lasciare la rondine che divenne stella.
| < Prec. | Successivo > |
|---|
Commenti